MARINA MILITARE: IL MARKETING DELLA GLORIA E IL NAUFRAGIO DEI DIRITTI
Pubblicato il 07/05/2026 • Uncategorized

Roma, 7 maggio 2026
Mentre i vertici della Marina rincorrono “strategie di attrattiva” per riempire ranghi deserti, la realtà di bordo racconta un naufragio gestionale. Si vendono sogni di gloria, ma si resta arroccati in vetuste posizioni di potere che trasformano gli uffici in ambienti tossici.
Il risultato è un circolo vizioso: la penuria di personale sovraccarica chi resta, alimentando un’epidemia di “stati ansiosi” e una fuga di massa.
Il tradimento dell’Art. 930 COM: da “Soprannumero” a “Tappabuchi”
Il tradimento più amaro si consuma per i militari transitati. In spregio all’Art. 930 del Codice dell’Ordinamento Militare, che imporrebbe l’impiego “in soprannumero” per tutelare l’aspetto umano di chi è riformato per inidoneità sanitaria, l’Amministrazione ignora la legge. Gli ex militari vengono usati come meri “tappabuchi” per colmare le vacanze organiche nazionali. È una punizione sistematica: il dipendente non solo perde la divisa, ma viene “deportato” a centinaia di chilometri da casa, ignorando ogni esigenza di continuità familiare e sanitaria.
Danno Erariale e Spreco di Eccellenze
Questo corto circuito viola il buon andamento (Art. 97 Cost.) e genera un clamoroso danno erariale. Specialisti d’élite come i Nocchieri di Porto vengono “parcheggiati” a marcire nelle caserme della Marina od obbligandoli a ripetuti ricorsi anziché essere valorizzati, come sarebbe previsto, nelle Capitanerie, dove il Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti (MIT) ammette persino una carenza organica del 40%. Lo Stato paga per l’eccellenza, ma i vertici scelgono lo spreco e la vessazione.
Il Limbo della Rappresentanza: Soli nella Tempesta
Le sigle sindacali delle forze armate (APCSM) stanno trascurando questa emergenza. Dopo la riforma, il militare perde l’iscrizione e l’APCSM perde interesse a tutelare chi non può più tesserarsi. Parallelamente, i sindacati civili non possono ancora accogliere il personale “in transito” perché non ancora formalmente dipendenti civili. Il personale riformato vive in un limbo ignorato da governo e politica.
L’impegno missione di P.R.E.SI.DI.
Il Sindacato P.R.E.SI.DI. è l’unica eccezione: accogliendo il personale in servizio, in transito e già transitato, non lasciando nessuno “solo nella tempesta”. Attraverso la nostra Tutela, ci facciamo carico del problema, coprendo le spese legali e garantendo un transito sereno e corretto, opponendosi a una burocrazia che calpesta la dignità di chi ha servito con onore per una vita.
Il Segretario Generale Marina Militare
Michele PALERMO
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