Assemblea straordinaria dei soci febbraio 2026 (Prima convocazione 2 febbraio 2026 ore 21:30 – seconda convocazione 3 febbraio 2026 – ore 21:30)

Pubblicato il 01/01/2026

RELAZIONE ILLUSTRATIVA

sulla nascita del Sindacato intercomparti P.R.E.SI.DI.

(Progetto di Rappresentanza Europea per la Sicurezza, la Difesa e il Soccorso Pubblico)


1. Premessa: perché nasce P.R.E.SI.DI.

La costituzione del Sindacato P.R.E.SI.DI. non nasce da una pulsione ideologica né da una volontà di contrapposizione sterile all’ordinamento vigente.
Nasce, al contrario, da una constatazione fattuale e ormai difficilmente contestabile:
il modello di rappresentanza sindacale oggi esistente per il personale dei comparti Sicurezza, Difesa e Soccorso Pubblico non è in grado di produrre risultati effettivi e stabili.

In particolare, per il personale militare, il sistema delle Associazioni Professionali a Carattere Sindacale tra Militari (APCSM) si è rivelato:

  • strutturalmente debole, perché privo di reali leve negoziali;
  • frammentato, per la proliferazione di sigle concorrenti;
  • internamente conflittuale, per la competizione tra associazioni che rappresentano porzioni minime dello stesso bacino;
  • inermi sul piano politico, perché sottoposte a un modello normativo che ne condiziona profondamente autonomia, interlocuzione e capacità di azione.

A questo si aggiunge un ulteriore fattore paralizzante:
la concorrenza antagonistica tra rappresentanze dei diversi comparti (militari, polizia, vigili del fuoco, personale civile), che porta sistematicamente a:

  • piattaforme rivendicative opposte,
  • posizioni non coordinate,
  • neutralizzazione reciproca delle istanze.

Il risultato è noto a tutti gli operatori del settore:
tante proposte, tante sigle, nessun avanzamento reale.

P.R.E.SI.DI. nasce esattamente per superare questo stallo, non per riprodurlo in una forma diversa.


2. Perché P.R.E.SI.DI. può esistere (e perché non è vero che “non può”)

Una delle obiezioni più ricorrenti – spesso strumentale – è che un sindacato come P.R.E.SI.DI. “non potrebbe esistere” perché aggirerebbe il quadro normativo delle APCSM.

Questa affermazione non è corretta, né sul piano costituzionale, né su quello ordinamentale.

2.1 Libertà sindacale e libertà associativa

P.R.E.SI.DI. si fonda direttamente:

  • sull’art. 39 della Costituzione (libertà di organizzazione sindacale),
  • sugli artt. 2, 3 e 35 Cost.,
  • sulla Carta dei diritti sociali fondamentali dell’Unione Europea,
  • sulla giurisprudenza costituzionale e sovranazionale (Corte Cost. n. 120/2018; CEDU).

Il legislatore ha disciplinato le APCSM, non ha mai introdotto un divieto generale di associazione sindacale per i lavoratori in divisa in quanto tali.

Il divieto, dove esiste, è:

  • specifico,
  • tipizzato,
  • soggettivo (riferito a determinate forme associative).

Non è, e non può diventare, un divieto assoluto di libertà associativa.

2.2 La scelta consapevole di non essere APCSM

Lo Statuto chiarisce in modo espresso che:

P.R.E.SI.DI. non è e non intende operare come associazione professionale a carattere sindacale tra militari ai sensi del D.Lgs. 66/2010.

Questa non è una zona grigia:
è una scelta giuridica esplicita, coerente e dichiarata.

Proprio per questo:

  • P.R.E.SI.DI. non chiede riconoscimenti riservati alle APCSM;
  • non pretende distacchi, permessi, prerogative;
  • non utilizza strumenti vietati (sciopero, manifestazioni in uniforme, simboli di servizio);
  • non interferisce con le competenze disciplinari o gerarchiche.
  • non interferisce con le competizioni politiche

Chi sostiene che P.R.E.SI.DI. “aggiri la legge” confonde l’assenza di un obbligo con una presunta violazione.


3. L’intercompartimentalità: non un escamotage, ma una scelta di razionalità

Un secondo fronte critico riguarda la natura intercompartimentale del Sindacato.

Anche qui è necessario essere chiari:
l’intercompartimentalità non crea commistioni illegittime, ma supera una frammentazione artificiale.

Lo Statuto afferma un principio chiave:

La rappresentanza intercompartimentale non comporta trasferimento automatico di posizioni sindacali tra comparti soggetti a regimi giuridici differenti.

In altre parole:

  • ogni comparto mantiene le proprie specificità normative;
  • nessuna posizione viene “imposta” ad altri comparti;
  • l’unità è di indirizzo, non di omologazione.

Questo modello:

  • non viola alcun divieto,
  • non elude alcuna norma,
  • ma rafforza il peso politico complessivo di lavoratori che, separati, sono deboli, e insieme sono finalmente ascoltabili.

4. Come funziona davvero P.R.E.SI.DI. (e perché funziona)

Lo Statuto non crea un vertice onnipotente né una base anarchica.
Crea una catena di responsabilità chiara, fondata su un principio semplice:

si agisce al livello più vicino al problema, si sale solo quando serve.

4.1 Direttivo di Categoria

  • tutela immediata degli iscritti;
  • interlocuzione diretta sulle questioni esclusive della categoria;
  • prevenzione e raffreddamento delle controversie;
  • obbligo di escalation solo quando la questione diventa sistemica.

4.2 Direttivo di Comparto

  • coordinamento tra categorie affini;
  • rappresentanza compartimentale autonoma;
  • gestione delle criticità che superano il singolo ambito;
  • filtro naturale prima del livello intercomparti.

4.3 Direttivo Intercomparti

  • indirizzo politico-sindacale unitario;
  • decisioni su temi nazionali ed europei;
  • garanzia di coerenza, non di centralismo.

Questa architettura evita:

  • paralisi decisionali,
  • personalismi,
  • conflitti di competenza.

Ed è esattamente ciò che oggi manca al sistema esistente.


5. Tutela degli iscritti e prevenzione delle ritorsioni

Lo Statuto prende atto di una realtà che non può essere ignorata:
chi svolge attività sindacale in questi comparti è esposto a pressioni, ritorsioni, isolamento.

Per questo:

  • la tutela legale è espressamente prevista;
  • sono ricompresi anche atti ritorsivi o discriminatori;
  • ogni intervento sindacale è costruito per non interferire con procedimenti disciplinari o giurisdizionali, ma per garantire equità, proporzionalità e correttezza.

P.R.E.SI.DI. non protegge l’illegalità.
Protegge le persone, dentro la legalità.

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